Con chi mi tradisci?

dott.ssa  Francesca Cova

Nella mia esperienza di terapeuta della coppia ho spesso trovato coniugi che vivevano un momento di crisi legato a una forma di tradimento. Qui non voglio però parlare solo delle fin troppo ovvie (e studiate) vicende in cui il terzo è rappresentato da un partner sessuale, ma anche di altre, più subdole e dunque più difficili da affrontare e da combattere, e perciò stesso cariche di conseguenze anche per i figli.             

 

IL TRADIMENTO CON UN ALTRO PARTNER SESSUALE             

Consideriamo per primo quello più ovvio, in cui la terza polarità che si inserisce nella coppia è quella di un altro partner, in termini sentimentali e sessuali. Esiste un differente tipo di tradimento, che è invece una sorta di provocazione o messaggio indirizzata al partner; esistono cioè delle persone che ritengono, più o meno consapevolmente, che tradendo il partner lo stanno punendo, e quindi in realtà non si stanno staccando da lui/lei per cercare di legarsi ad un’altra persona. Questi tradimenti non significano che chi li compie si stia stancando della quotidianità, sia semplicemente deluso della vita di coppia, ma costituiscono un mezzo, più o meno consapevole, per rinegoziare la relazione con il partner, attraverso un attacco che viene sferrato attraverso un’avventura, una relazione extraconiugale, spesso compiuta con una persona che riveste un ruolo di puro strumento. Questo aspetto di provocazione, si badi, può essere presente sia che il coniuge venga a scoprire il tradimento sia che ne resti all'oscuro, in quanto il sentimento che anima la persona che tradisce il coniuge sarà comunque del genere: “vado col primo che incontro così impara”, come in una vecchia e divertente pubblicità anni ’90 della Fiat.

IL TRADIMENTO CON LA FAMIGLIA D’ORIGINE

Ma tutte queste attese che nutriamo nei confronti del partner, il progetto che ognuno di noi fa sull’altro, la speranza di essere "riparato" nelle proprie ferite, da dove vengono? Da dove viene la peculiarità delle attese di ciascuno? Viene dalla storia che ognuno ha avuto nella propria famiglia d’origine. In pratica possiamo dire che la relazione di coppia rappresenta per tutti la speranza - e l'occasione - vuoi di ricalcare vuoi di modificare la relazione che abbiamo avuto con i nostri genitori. Ma il requisito per poter costituire una coppia è che uno possa lasciare suo padre e sua madre. E questa non è una cosa automatica, non è che uno lasci i genitori semplicemente cambiando appartamento,anzi è molto complesso. Come ci sono delle coppie che non sono tali così ci sono dei distacchi apparenti che in realtà non lo sono: ci sono persone che si sono allontanate fisicamente dai genitori magari mettendo una grande distanza, ma che non riescono a considerare quella con il partner la relazione privilegiata, su cui investire di più, perché restano profondamente vincolati alla propria famiglia d’origine e in particolare all'uno o all’altro dei propri genitori. Questo tipo di difficoltà è soprattutto vistosa nelle coppie che vanno in crisi nei primi anni della loro fondazione, anni in cui la coppia si sta costituendo. Una delle ragioni più frequenti di litigio in quegli anni sono “I miei e i tuoi”, cioè la lealtà ancora prevalente che ciascuno dei due manifesta nei confronti dei suoi legami precedenti e che fa sentire il partner messo in secondo piano. Però io voglio proporre anche l’evenienza opposta, più sottile e meno evidente, cioè che uno faccia fatica a lasciare il genitore quando non ha ricevuto abbastanza da parte sua. Infatti una delle ragioni più insidiose della scarsa capacità di emancipazione dalla famiglia d’origine è che è difficile svincolarsi se non ci si è sentiti sufficientemente amati. Tipicamente nelle coppie che presentano questa difficoltà, il marito può dire: «Mia moglie sta sempre al telefono con sua madre» e la moglie chiarisce: «Mia madre non mi ha mai voluto bene, aveva in mente solo il suo negozio, io sono stata molto gelosa dei negozio di mia madre». Oppure: «mia madre pensava unicamente mio fratello». In sintesi: «la mia mamma aveva sempre in mente un’altra cosa e non me». Questo tipo legame insoddisfacente può risultare più vincolante, in maniera sotterranea ma tenace, di un legame eccessivamente gratificante. Si potrebbe usare bella metafora: un dissidio di coppia (coppie che litigano, che si separano, che si tradiscono, ecc.) ha sempre a che fare con un incompleto svincolo dalla famiglia d’origine e molto spesso ciò accade perché la persona è partita verso il legame coniugale con delle "valige troppo vuote", cioè con poche provviste affettive, e perciò continua a ritornare alla fonte per cercare di riempire le sue valigie. Questo è dunque il secondo tipo di tradimento: la permanenza irrisolta di un legame con la famiglia d’origine che fa sì che il partner, il coniuge, non venga messo al primo posto, ma rappresenti sempre una sorta di surrogato, mai del tutto soddisfacente, di una relazione con la famiglia d’origine che ha dato troppo, o più spesso, che ha dato troppo poco. Numeri sono i film che narrano gli effetti del legame con i genitori sulla relazione di coppia, uno fra tanti è un episodio del film “80MQ” girato nel 1993 intitolato “No mamma no”.  

 

IL TRADIMENTO CON IL LAVORO  

Il terzo tipo di tradimento che può aver luogo in una coppia è rappresentato dall'investimento eccessivo su una polarità che non è rappresentata da una persona, ma dalla realizzazione di sé attraverso il lavoro, la professione. Ci sono infatti persone che hanno un tale investimento sul lavoro che questo rischia di essere competitivo con l’investimento coniugale. Tale investimento sul lavoro non è solo economico o puramente verso la realizzazione di un successo. C’è proprio l’idea di poter rispondere attraverso il coinvolgimento compulsivo con il lavoro ad un dubbio di fondo sulla propria identità, sul proprio valore. Un simile comportamento è meno frequente nelle donne, che più spesso rispondono alle stesse domande (chi sono io? Che cosa faccio a questo mondo?) attraverso un altro atteggiamento: vediamo chi mi vuol bene, vediamo a chi sono capace di voler bene. Cercano insomma il rispecchiamento di sé e del proprio valore piuttosto nelle relazioni che nella riuscita professionale. Si tratta di un'argomentazione naturalmente un po’ schematica, in quanto i ruoli legati al genere sono in rapido cambiamento. Qui ci viene in aiuto un’altra pubblicità in cui un commesso di un supermercato lascia il letto coniugale in piena notte per correre a rimettere ordine fra gli scaffali del latte.

 

IL TRADIMENTO CON IL FIGLIO

Quest'ultima situazione è estremamente rischiosa. Infatti nelle altre situazioni che abbiamo descritto non abbiamo un rischio di patologia per il terzo polo che si inserisce nella coppia, mentre in questo caso sì. È semplicemente il fatto che per uno dei due coniugi diventa più importante, dà più soddisfazione, è più bello passare del tempo con il figlio, pensare a lui/lei, occuparsi di lui/lei, piuttosto che di una persona nei confronti della quale i sentimenti si sono andati un po’ appannando. Per evitare situazioni simili occorre dunque preservare lo spazio di coppia: non bisogna dimenticare che ci si è scelti e che sulla saldezza della coppia si fonda la famiglia. Il sodalizio tra marito e moglie va nutrito, magari ritagliandosi un piccolo spazio fisso per un'uscita serale nell'affollato mosaico di impegni familiari, quasi un rito di rifondazione e di conferma. Per diventare una coppia, per unirsi in una carne sola, l'innamoramento infatti non basta: l'amore va trasformato in un vincolo di attaccamento che si costruisce con l'impegno, investendo la coppia come legame privilegiato.

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elisa.matronola@hotmail.it

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